Pedagogia Freire

Nessuno libera nessuno, non ci si libera da soli, ci si libera insieme in solidarietà

Paulo Freire

«La pedagogia dell’oppresso, come pedagogia umanistica eliberatrice, avrà due momenti distinti. Il primo, in cui gli oppressi scoprono il mondo dell’oppressione e si impegnano nella prassi a trasformarlo; il secondo, in cui, trasformata la realtà oppressiva, questa pedagogia non è più dell’oppresso e diventa la pedagogia degli uomini che sono in processo di permanente liberazione.» dal libro “Pedagogia degli oppressi” di Paulo Freire.

Paulo Freire

Nato nel 1921 a Recife (Brasile), nel 1961 ha fondato il Movimento di Cultura Popolare cominciando a elaborare e applicare l’ormai celebre “metodo” legato al suo nome. Esule politico, dal 1965 ha partecipato alle campagne di alfabetizzazione e continuato le sue ricerche in Cile, negli USA e poi in Svizzera, dove ha lavorato come esperto di problemi pedagogici per il Terzo Mondo. Tornato in Brasile ha preso la direzione della riforma delle scuole superiori ed e’ morto nel pieno del suo lavoro a San Paolo, nel 1997.

Freire e Boal

Freire e Boal non hanno mai lavorato direttamente insieme, ma si conoscevano. Boal ha mutuato molti concetti da Freire o comunque dal clima culturale di quel periodo, come quello di oppressione, di dialogo, di valorizzazione degli oppressi, ecc.
La coscientizzazione è quel processo attivo definito da Freire in cui la persona analfabeta (questo si riferisce alll’inizio della sua esperienza negli anni ‘50 ad Angicos) prende progressivamente coscienza di sé e del suo mondo attraverso il dialogo insieme ai compagni, facilitato dall’educatore e mediato dal mondo reale.
È un processo attivo e non un travaso di nozioni o di ideologia o di conoscenze da chi sa a chi non sa. Si basa sull’idea che ponendo domande e dialogando si costruisce una conoscenza più completa e profonda, ma partendo dallo stato di coscienza del gruppo.
Questo approccio è intrinseco al metodo di Augusto Boal, dove si parte dalla percezione che le persone hanno della propria vita, dalle oppressioni percepite, per indagarle, esplorarle, verificarle, capirle meglio e questo avviene col dialogo, più teatrale che verbale, parlando del mondo e con la mediazione del Jolly.
Pertanto riteniamo che la coscientizzazione sia un processo necessario anche nel Teatro dell’Oppresso per evitare di scivolare nel teatro didattico, ideologico, trasmissivo, moralista.

La Pedagogia degli Oppressi

“Pedagogia do oprimido” è il secondo libro scritto da Paulo Freire negli anni dell’esilio, pubblicato nel 1970 negli Stati Uniti, nel 1971 in Italia, solo nel 1974 in Brasile. 
E’ anche il nome che si può dare all’insieme del suo pensiero, del suo lavoro e del suo lascito educativi e politici.
E’ una “posizione radicale” di denuncia dell’oppressione; è un’incrollabile proposta di dialogo; è lo sforzo incessante di trasformare la realtà concreta; è la fiducia nella possibilità degli oppressi di riconoscere la propria condizione (conscientização) e di abbracciare la lotta per liberarsi e liberare gli oppressori.
L’educatore o l’attivista politico, per Freire, non può indicare la via ma soltanto interpellare il popolo, perché il popolo stesso si interroghi e cerchi le proprie risposte.
“Gli uomini trasformano il mondo dandogli un nome”: dalla riflessione profonda e condivisa nasce l’azione, e poi ancora nuova riflessione e azione nuova, cioè progressivamente più consapevole e più libera.
L’evoluzione storica potrà nascere soltanto da un pensiero collettivo. 

La pedagogia degli oppressi alla base del Teatro dell’Oppresso

Il Teatro dell’Oppresso non solo ha a che fare con la Pedagogia, ma è esso stesso un metodo pedagogico-teatrale fondato essenzialmente su questi principi e pratiche:

  • la centralità del corpo e la valorizzazione dell’unità psico-fisica dell’essere umano (le due globalità di Boal)
  • la centralità della dimensione collettiva
  • l’approccio empatico, dunque non solo cognitivo
  • il lavoro sul cambiamento, che è liberazione collettiva dalle oppressioni, di qualunque natura siano
  • lo sviluppo delle potenzialità esistenziali della persona attraverso il lavoro teatrale sui personaggi
  • la distinzione tra l’osservazione, l’interpretazione e il giudizio nella ricerca collettiva, che privilegia il pensiero critico
  • l’atteggiamento dialogico maieutico e critico, e la centralità della domanda nella prospettiva della coscientizzazione freiriana
  • l’evoluzione dello spettatore in spett-attore